Abbandona la terraferma e scegli il mare.
Non indugiare con lo sguardo verso la costa, e punta, sicuro, verso l’orizzonte. Lascia che il vento sferzi la tua faccia, accetta che la sua forza spinga sui tuoi occhi, strisci contro le tue orecchie, si chiuda dietro al tuo corpo e poi fugga lontano:
porterà via i cattivi pensieri.

L’isola di Stromboli comparirà quando meno te l’aspetti, proprio quando ti sarai abituato al mare aperto e la riconoscerai per il pennacchio di fumo che non l’abbandona mai. Arriva nel tardo pomeriggio, navigando da sud est, e vedrai il sole appoggiarsi sull’estremità nord dell’isola e camminare lento verso Strombolicchio.


E se quel piccolo monolite di basalto nero non più in attività ti sembrerà poca cosa rispetto al grande vulcano Stromboli che ogni 15-20 minuti lancia saette di fuoco, sarai costretto a cambiare idea quando il capitano ti racconterà la sua storia. Lui è il neck, collo vulcanico formatosi dalla solidificazione del magma all’interno del cratere e conta 200.000 primavere. Le sue rocce di basalto, andesite e augite ammoniscono Stromboli su quello che sarà il suo futuro. E qui sta la sua forza.

Circumnavigalo osservando le sue acque oppure tuffatici dentro: e ci vedrai alghe, spugne, anellidi marini, briozoi e gorgonie, castagnole, saraghi, cernie, barracuda, occhiate e ricci saetta. Poi risali a bordo e, lasciando alle tue spalle Strombolicchio, dirigiti sul versante nord ovest del grande vulcano.

Per allora, il vento si sarà acquietato e così potrai sentire: dapprima ti apparirà come un continuo rumore di sottofondo che scambierai per quello del motore della tua imbarcazione. Ma con il rallentare della corsa e il diminuire dei giri, quel sottofondo diventerà un brontolio intervallato da boati più cupi, le esplosioni di fuoco. ‘A Muntagna, come la chiamano gli isolani, con l’estremità incappucciata dai fumi, farà il suo spettacolo. Con la forza del suo respiro che parte dalle viscere della terra, attraversa il mare per 2.000 metri e arriva in superficie, sputerà nel cielo, lava, lapilli e scorie incandescenti che scenderanno dal cratere giù fino al mare: la Sciara del fuoco.
* * *
Ma sarà quando i rilievi dell’isola di Stromboli, della vicina Panarea e delle altre cinque sorelle che abitano quel mare, si faranno trasparenti fino a scomparire nel buio della notte, che
inizierà il tuo viaggio.

Seduto sul ponte della tua imbarcazione, il buio ti si stringerà intorno fino a toglierti il respiro, e tu, guardando in basso alla ricerca di un punto di riferimento, penserai che l’acqua del mare sia diventata improvvisamente solida, a causa dello scricchiolio della chiglia sulla sua superficie. Allora proverai a fissare quel buio che ti avvolge, sperando che così esso si dissolva e allarghi di nuovo i tuoi orizzonti. Invano. Allora sarai tentato di scendere in coperta, dove la luce artificiale e le parole dei naviganti potrebbero distrarti, ma, ricordando la tua infanzia, decidi che non hai più l’età per avere paura del buio.
Così te ne stai lì, avvolto dalla notte, dal vento della navigazione, fino a quando la luna, squarciando quel buio, illuminerà la via.
E ti vedrai bambino, immobile sotto le coperte, timoroso di uscire dal letto e affrontare la notte, fino a quando la luce dell’altra stanza passerà sotto la soglia della tua porta. Allora prenderai coraggio e, allungando un piede fuori dalle lenzuola, scoprirai che nessun mostro si nasconde nelle tenebre.
E così ti accomodi sulla panchina della tua imbarcazione, allunghi le gambe, rilassi le spalle e smetti di fissare il buio. Lentamente, sentirai il profumo della salsedine inondare il tuo naso, l’umidità dell’acqua sciogliere il mare e vedrai i rigonfiamenti delle lunghe onde notturne illuminate dai raggi della luna. Spingerai il tuo corpo avanti e indietro, su e giù da quelle onde, prendendo il ritmo di quel mare.
Immaginerai il profilo di Panarea, quando il capitano illustrerà la rotta, e pure quello di Salina, mentre ti avvicinerai a Lipari, il tuo campo base. E quando le luci di Marina Lunga compariranno lentamente nel buio della notte, prendendo forza mano a mano che la tua imbarcazione entrerà nel porto, allora ti alzerai fino sulla punta dei piedi per guardare dietro di te, seguendo la schiuma dell’imbarcazione, indietro, verso nord est, di nuovo fino al vulcano.
E anche se sei ormai a più di venti miglia di distanza, sarai sicuro di vederle di nuovo, le esplosioni di fuoco che strisciano lungo il pendio fino a raggiungere il mare e, senza nessun dubbio,
di sentire, forte, il battito del suo respiro.

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